Labirinto della Masone: Under the Bamboo Tree 2019, il 5 e il 6 ottobre

UNDICI ARTISTI NOMADI PROVENIENTI DA TUTTO IL MONDO INVADONO CON LE LORO OPERE IN BAMBU’ IL LABIRINTO DI FRANCO MARIA RICCI

GNAP per Under the Bamboo Tree 2019

Download

Under the Bamboo Tree 2019, la manifestazione del Labirinto della Masone interamente dedicata al bambù in programma per il 5 e il 6 ottobre, si arricchisce del percorso artistico realizzate nell’ambito del progetto GNAP (Global Nomadic Art Project) Italy 2019.


Costituito da diverse installazioni del collettivo di undici artisti nomadi provenienti da tutto il mondo, l'appuntamento di GNAP per l'Italia ha per nome di Hidden ways ed è coordinato da Stefano Devoti, Artista e Direttore del GNAP (Global Nomadic Art Project) e Ko Seung-hyun, Direttore e fondatore di Yatoo.


Sfruttando le materie prime a disposizione sul posto, in questo caso il bambù, gli artisti mirano a creare opere che facciano coesistere in armonia natura e civiltà, formando una connessione con il territorio circostante e lasciandone fluire la bellezza.


Amarsaikhan Namsraijav, per l’opera Movement of Nomad, si è ispirato alla sua cultura di appartenenza, la cultura mongola, che da sempre ha avuto in sé una componente nomadica, in armonia con la natura; Emanuela Camacci, autrice di Condizione sospesa, racconta così la sua installazione: “i cerchi sospesi nello spazio illudono lo sguardo, creando una dimensione magica e metafisica, che si integra con armonia alla realtà altra del labirinto. Galleggiando con leggerezza, scandiscono un ritmo visivo a contrastare la verticalità dei tronchi di bambù. Un dialogo silenzioso in continuo divenire.”, mentre l’artista ungherese Reka Szabo sceglie di raccontare From space to space con una lirica di Herman Hesse, Steps:


"High purposed we shall traverse realm on realm,


cleaving to none as to a home,


the world of spirit wishes not to fetter us


but raise us higher, step by step."



E ancora, il francese Fred Martin, autore dell’installazione Il complesso di Dedalo, la racconta così:


“L'opera più famosa di Dedalo, personaggio mitologico, padre di Icaro e ingegnoso architetto, fu il famoso labirinto cretese che ospitava il Minotauro.
Ciò che è sconosciuto è che gli è stata anche attribuita secondo la leggenda l'invenzione della scultura.
Era quindi doppiamente ovvio dare il suo nome a questa maschera gigante, impigliata in un boschetto di bambù, i visitatori si troveranno faccia a faccia con essa, prima di trovare finalmente l'uscita da questo complesso labirinto.”, mentre l’indiana Gunjan Tyagi, autrice di Interlocked, con la sua opera intende portare avanti una satira e dare un’immagine della nostra società, che nel nome del progresso ignora il passato e le tradizioni, nonché essere uno stimolo per il cambiamento; Dreamcatcher per i viaggiatori, degli artisti coreani Seung Hyun Ko e Cabin Kim è invece un messaggio benaugurante costruito con bambù, pietre e piume.


Wisnu Ajitama, con Do we Play in the same playground?, ricostruisce una rappresentazione di giocattoli, quasi come se utilizzasse i pezzi di un puzzle naturale, mentre Yohan Ko con Lo squalo propone di immaginare una nuova mitologia, con uno squalo che metaforicamente nuota tra i bambù e la piramide.


E infine, Stefano Devoti, definisce l’installazione Taromachìa semplicemente come “È chi attraversa”, mentre l’artista romeno Peter Pal sceglie di descrivere The Exit con un passo del racconto di Borges, Il giardino dei sentieri che si biforcano


“Sotto alberi inglesi meditai su quel labirinto perduto: lo immaginai inviolato e perfetto sulla cima segreta d’una montagna; lo immaginai subacqueo, cancellato dalle risaie; lo immaginai infine, non già di chioschi ottagonali e di sentieri che voltano, ma di fiumi e di province e di regni... Pensai a un labirinto di labirinti, a un labirinto sinuoso e crescente che abbracciasse il passato e l’avvenire, e che implicasse in qualche modo anche gli astri.”