Festivaletteratura Mantova 2018: Comunicato finale XXII edizione

Il festival conferma i numeri della scorsa edizione: 62 mila biglietti staccati e circa 60 mila presenze stimate agli incontri gratuiti, per un totale di 122 mila.

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La soddisfazione del Comitato Organizzatore è grande: anche questa XXII edizione di Festivaletteratura ha confermato la felice direzione presa dopo l’edizione del ventennale del 2016: diminuire il numero degli incontri complessivi alla ricerca di un maggior approfondimento e di maggiore cura dei contenuti e della fruibilità degli eventi. Gli appuntamenti si sono allargati per arrivare a nuove zone della città, scoprendo altri luoghi a coprirne il perimetro (la Casa del Mantegna, quest’anno per la prima volta interamente dedicata al “Girotondo” di eventi per bambini, ragazzi e famiglie, l’Officina del Gas e il Cimitero Monumentale).

E pur con la diminuzione nel numero degli incontri, Festivaletteratura conferma i numeri della scorsa edizione: 62 mila biglietti staccati e circa 60 mila presenze stimate agli incontri gratuiti, per un totale di 122 mila.
Ottimi risultati anche per la redazione web e social del festival: per festivaletteratura.it +10% rispetto al 2017, con 130.000 visite sul sito e oltre 700.000 pagine viste; su Facebook oltre 200.000 utenti raggiunti dai contenuti e oltre 60.000 interazioni con i post; oltre 350.000 le impression e 11.000 gli utenti raggiunti su Instagram; infine su Twitter oltre 500.000 visualizzazioni dei tweet dell'account ufficiale.

Festivaletteratura tornerà dal 4 all’8 settembre 2019, per la XXIII edizione.



Di seguito il testo di Elisabetta Bucciarelli che racconta il suo “esserci a Mantova”.

Tu ci sei a Mantova?
Quest’anno non ho scritto un libro nuovo. Eppure sono qui. Accade per via dell’inizio. Perché prima di tutto io sono una lettrice. Continuo a cercare parole e a credere nella possibilità di trasformare la realtà grazie ad esse. Sono a Mantova perché il mio tempo di studio e scrittura è composto dai libri degli altri, dai quadri, dalla musica. È un tempo di domande, di dubbio, di indagine e di ricerca. Poche risposte. Un tempo di solitudine e di riflessione.
Poi arriva Festivaletteratura e io so che è giunto il momento del confronto, degli abbracci, delle mani che si stringono, delle affinità elettive che si scoprono. Mantova diventa il luogo del dialogo, dove si pratica l’ascolto attento. Per uno scrittore, farsi attraversare dai libri degli altri e sostenerli sul palco, è salutare, profondamente civile, necessario. Così come stare in silenzio, mentre i lettori ti parlano, esercitarsi a dire del proprio lavoro solo quello che serve o proporre un punto di vista differente.
Quest’anno ho perso la mia felpa portafortuna e l’ho ritrovata grazie alla presenza di un giovane volontario, ho incontrato una persona che sono certa resterà nel mio tempo futuro, ho ritrovato amici, sfiorato la spalla di creature umane con cui non parlo mai, ho sorriso in piazza Sordello a lettori che ogni volta incontro solo qui. Ho fatto pace, ho detto quello che pensavo, mangiato i tortelli di zucca. Ho camminato tanto pensando che fosse già autunno e invece è ancora estate. Ho comprato nove libri, alcuni in anteprima (e non ho ancora terminato).
Ho parlato di arte, fato e destino, camminando nel Giardino dei semplici, e poi di donne guaritrici, maghe e dee, in Piazza Castello, di fronte a quasi mille volti attenti. Ho dialogato con una poetessa che arrivava da lontano tra le mura del conservatorio e qualcuno tra il pubblico si è commosso. Percepisco la necessità e il bisogno di schiarire lo sguardo. Disappannarlo.
La parola è qui a Mantova pane per tutti. Ognuno è libero di scegliere, applaudire o dissentire. Si commenta, si condividono le opinioni sugli incontri la mattina dopo ai tavoli della colazione o in piazza Mantegna, tra un aperitivo e un abbraccio. Ognuno porta a casa un pensiero, a volte la leggerezza di una risata. Si coltiva l’empatia.
Festivaletteratura è tra i pochi punti di approdo, al tempo stesso una partenza. Un pubblico attento, numeroso, curioso. Che segue il lavoro dello scrittore anche durante il resto dell’anno e, quando lo ritiene, stabilisce un legame che si alimenta nel tempo.
Ci si trova immersi in una comunità. Una ricchezza umana che forse potrebbe essere il seme di un oltre a cui aspirare, una formula alchemica.
Si sperimenta il nuovo. Il diritto di parola è la parola d’ordine. Ti accorgi subito di chi è chi, di chi fa cosa, di chi è sincero, di chi recita. Non ci sono filtri. Tutto è autentico.
Per questo ogni anno sono felice di far parte del coro polifonico di questa magia, perché sono consapevole che ogni voce è stata scelta per la sua unicità, ma è la dimensione del lavoro collettivo che ne aumenta la forza.
“Tu ci sei a Mantova?” è la domanda costante di tutti noi (autori e lettori) a partire dai primi mesi dell’anno. Dirlo è quasi un portafortuna.
Elisabetta Bucciarelli