La mostra Cavallini Sgarbi si arricchisce di un capolavoro: "San Giorgio" di Giovan Battista Crema, fino al 2/9 

La notizia della proroga, sino al 2 settembre, della mostra della Collezione Cavallini Sgarbi giunge lieta. E tale è la gratitudine che è parso opportuno – in segno di ringraziamento alla città di Ferrara, ai ferraresi, alla amministrazione e al Castello Estense – omaggiare il generoso pubblico con un San Giorgio (Santo patrono di Ferrara), di Giovan Battista Crema (Ferrara 1883 - Roma 1964).
 
Il terzo Crema in mostra dopo Soldati (Trincea) e Suore (Chiostro ferrarese) 


San Giorgio
ca. 1925
Olio su cartoncino, cm 51x41. Firmato G.B. Crema

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L’amico e intellettuale Lucio Scardino, già autore delle schede dei due Crema presenti in mostra, ha firmato anche questa nuova scheda, che riportiamo.
 
“Nato da un’importante famiglia ferrarese, ma vissuto a Roma sin dal primo Novecento, il pittore Giovan Battista Crema negli anni Venti rinsaldò i legami con la provincia natia, esponendovi con assiduità, eseguendo vari paesaggi ferraresi, illustrando le vicende di personaggi della corte estense, da Parisina Malatesta a Marfisa d’Este.
In questo ambito si inserisce l’inedito San Giorgio della Fondazione Cavallini Sgarbi, collegabile all’analogo ma più piccolo dipinto (olio di cm 36x27) conservato presso le Gallerie Civiche d’Arte Moderna di Ferrara, che era stato esposto alla Mostra Regionale del 1925 tenutasi presso il Castello Estense di Ferrara e quindi donato dall’autore stesso al Civico Museo. Mentre il primo quadro raffigura la lotta del santo con il drago “che avvolge nelle sue spire una fanciulla nuda”, ovvero la principessa Sabra, il secondo rappresenta il santo patrono di Ferrara che ha già sconfitto il drago, il quale sembra raggomitolarsi ai suoi piedi, sanguinante, sulla cima di un cocuzzolo, dove campeggia l’eroe a cavallo, simile ad un paladino dei poemi di Ariosto e Tasso. Due alte montagne fanno da quinta architettonica alla composizione, conchiudendo perfettamente la figura del santo-cavaliere in uno spazio
lunare.
Pubblicando il quadro del museo ferrarese nel catalogo della retrospettiva di Crema allestita a Bondeno nel 1993, lo scrivente ha scritto che il quadretto è più vicino a Bocklin che a Cosmè Tura, intendendo che il pittore ha tenuto più presente elementi nordici, anche nella sintesi del volto e dei volumi, più che omaggiare il celebre quadro del maestro quattrocentesco, come invece farà Achille Funi nella Sala dell’Arengo.
Dal punto di vista stilistico è infatti qui palese l’abbandono da parte di Crema della pittura divisionista, tipica delle opere del periodo giovanile, per riferirsi ad un simbolismo di gusto nordico: giustamente Filippo De Pisis recensendo una sua personale ferrarese nel 1922 ha parlato di sensualoidi compiacenze alla Von Stuck, riferendosi specificatamente alle Danzatrici (Le tre grazie) del Museo di Ferrara.
Altri critici, a proposito delle sue allegorie mitologiche, hanno scritto che è dalla Secessione di Monaco che “Crema desume la trasposizione della classicità in chiave nietzschiana”, citando inoltre nuovamente l’opera di Bocklin. Ma si potrebbe infine citare l’esempio di un pittore italo-tedesco trapiantato a Ferrara, Giovanni Basile Roy, con il quale Crema espose nelle stessa sala alle collettive ferraresi del 1920 e del 1928: il suo San Giorgio oggi a Ro non è poi così lontano dalle due sacre icone collocate da Roy nel 1918 nella chiesa ferrarese di Santo Spirito, di un gusto neo-troubadour che discende idealmente dalle decorazioni dei castelli di Ludwig di Baviera. Sia Roy che Crema sono però più illustrativi e sintetici rispetto a questi frescanti. La figura di San Giorgio fu alquanto recuperata a Ferrara negli anni del Fascismo, vedendola, al di là dei significati agiografici, come una moderna allegoria delle Bonifiche, ossia metafora dei terreni palustri e mefitici dove viveva “il drago” che veniva sconfitto dal santo con la lancia. Oltre a Funi, si pensi alle opere della Quilici e a quella di scultori quali Martinuzzi, Virgili, Zucchini.
 
Lucio Scardino
 
La mostra è a cura di Pietro Di Natale.
Il catalogo della mostra è pubblicato da La nave di Teseo editore.
Comunicazione e grafica a cura di Studio Cerri & Associati.
Allestimento a cura di ReallizzArte e  Studio Volpatti.
 
LA MOSTRA È REALIZZATA E PROMOSSA DALLA FONDAZIONE ELISABETTA SGARBI, IN COLLABORAZIONE CON LA FONDAZIONE CAVALLINI SGARBI, CON IL COMUNE DI FERRARA, CON IL PATROCINIO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO E DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA,  CON IL SOSTEGNO DI BONIFICHE FERRARESI, FONDAZIONE CARIPLO, GENERA GROUP HOLDINGS E CON IL SUPPORTO DI CIACCIOARTE E ASCOM.
 
Orari di apertura
Tutti i giorni dalle 9.30 alle 17.30
Chiusura posticipata alle 18.30 nelle seguenti date:
1, 2, 3 giugno
 
Biglietti
Intero € 12
Ridotto (dai 12 ai 18 anni, over 65) € 8
Scuole medie e superiori € 7
Bambini dai 6 ai 12 anni € 5
Gratuito sotto ai 6 anni
Family: per ogni adulto pagante, un minore ha l'ingresso gratuito
Possessori MyFE Card € 3
 
Tariffe e agevolazioni
www.castelloestense.it
 
Visite guidate
Adulti con diritto al biglietto ridotto € 4
Dai 6 ai 18 anni € 3
 
Prenotazioni visite guidate
tel. +39 0532 244949
diamanti@comune.fe.it
 
Informazioni
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castelloestense@comune.fe.it